Per i costruttori italiani di macchine per ceramica un 2025 di transizione

Export al 69,4% del fatturato. Il settore risente della frenata degli investimenti globali ma conferma occupazione e leadership tecnologica.

Il 2025 si chiude per i costruttori italiani di tecnologie per la ceramica con un dato che, più che una frenata, identifica una transizione. Gli 1,73 miliardi di euro di fatturato (-5% rispetto al 2024) raccontano un comparto che si muove dentro una congiuntura internazionale complessa, segnata da investimenti più cauti e da una competizione globale che cambia pelle. Eppure, dietro la curva discendente del fatturato, il settore mostra una tenuta che lascia ben sperare: gli addetti restano 7.153, la base industriale non si assottiglia, e la vocazione internazionale continua a essere una leva strategica.

La presentazione dei dati del Centro Studi Mecs, avvenuta il 9 luglio durante l’assemblea annuale dell’associazione nazionale dei costruttori di macchine per ceramica Acimac, che ha avuto luogo nella splendida cornice dell’Acetaia Leonardi di Magreta (Modena), ci dice che tutta la filiera europea della ceramica – dai produttori di macchine ai costruttori di componenti, fino alle aziende di piastrelle – si trova immersa in una fase di ridefinizione profonda. 

Export tra accelerazioni e frenate

L’export, che vale il 69,4% del fatturato complessivo, continua a essere la spina dorsale del settore. Nel 2025 scende del 6,9%, fermandosi a 1,2 miliardi di euro, ma la dinamica non è uniforme. Nord America, Unione Europea e Medio Oriente mostrano una vitalità che sorprende in un anno di investimenti più prudenti: crescono rispettivamente del 16,4%, dell’11,5% e del 9,1%, confermando che le tecnologie italiane mantengono un posizionamento forte nei mercati a più alto potenziale. Altrove, invece, la frenata è più evidente. Africa, Cina, Est Europa, altri Paesi asiatici e Sud America segnano contrazioni anche molto marcate, che riflettono non solo la cautela degli investimenti ma anche la crescente competizione di player globali che operano con logiche industriali e commerciali sempre più aggressive. È una geografia che si muove, che si restringe da una parte e si apre dall’altra, e che obbliga le imprese italiane a una presenza internazionale più strategica e selettiva.

Settori clienti e mercato

La domanda proveniente dalle industrie utilizzatrici conferma un anno di forti “divergenze”. Il fatturato totale arretra del 5%, ma dentro questo dato convivono traiettorie opposte. La ceramica tecnica cresce del 181,1%, un balzo che testimonia la centralità delle applicazioni ad alto contenuto tecnologico e la capacità delle imprese italiane di intercettare segmenti avanzati. Anche stoviglieria e laterizi mostrano segnali positivi, con incrementi del 21,2% e dell’11,9%. I comparti più tradizionali, invece, risentono maggiormente della frenata degli investimenti: piastrelle a -5% (pur rappresentando l’83,6% dei ricavi totali del settore), sanitari a -19,6%, refrattari a -26,9%. È un mosaico che racconta una domanda che si sta spostando verso nicchie più specializzate, mentre le produzioni storiche della ceramica affrontano una fase di rallentamento strutturale.

Anche l’analisi per famiglie di macchine mostra un settore che si muove a velocità diverse. Le tecnologie per la formatura crescono dell’8,8%, quelle per la preparazione terre del 5,3%, segno che le fasi iniziali del processo produttivo mantengono una domanda solida. La finitura e gli stampi mostrano lievi flessioni, mentre la decorazione digitale, la smaltatura e lo stoccaggio registrano cali più marcati. Il rallentamento più evidente riguarda la cottura, che scende del 33,8%, confermando la difficoltà delle tecnologie più energivore e capital intensive in un contesto di investimenti più prudenti.

Il neopresidente: “La competizione globale cambia le regole del gioco”

Bruno Bettelli

Il comparto conta 133 aziende, due in meno rispetto al 2024, ma mantiene invariata la base occupazionale. È un dato che, in un anno di contrazione, assume un valore particolare: la meccanica ceramica italiana continua a essere un settore che difende la propria struttura industriale e le proprie competenze, anche quando il mercato rallenta.

Nelle parole del neo-eletto presidente di Acimac Bruno Bettelli, il 2025 non è un semplice anno di rallentamento, ma un passaggio dentro una trasformazione più ampia.

La competizione internazionale, spiega, “non si gioca più soltanto sul costo del lavoro, ma su dimensioni produttive, capacità finanziarie, sostegno ai processi di internazionalizzazione e rapidità di accesso ai mercati. È una competizione che ridisegna gli equilibri della filiera ceramica europea e che impone alle imprese italiane di continuare a investire in tecnologia, competenze, sostenibilità e servizio al cliente. Difendere il valore del made in Italy significa presidiare la qualità, l’innovazione e la capacità di interpretare i mercati globali. La sfida dei prossimi anni sarà accompagnare le imprese dentro questa trasformazione”.

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